
IL METODO FONO-VISIVO
Il metodo fono-visuale si fonda su una considerazione essenziale: il bambino dispone anzitutto di un pensiero immaginativo.
Nelle prime fasi dello sviluppo, egli non rappresenta ancora la realtà in modo astratto né costruisce concetti formali, ma raffigura ciò che incontra attraverso immagini mentali.
Quando parliamo, spieghiamo o raccontiamo, sollecitiamo la nascita di immagini interiori. Spesso, quando un bambino afferma “non ho capito”, esprime proprio la difficoltà a costruire un’immagine di ciò che gli viene detto, chiedendo implicitamente elementi che rendano possibile questa rappresentazione.


Il pensiero immaginativo nel bambino
Immaginazione e apprendimento della letto-scrittura
Questa dimensione va necessariamente considerata anche nell’insegnamento della scrittura e della lettura. In questa fase della crescita, e più in generale nel secondo settennio, risulta particolarmente efficace un metodo che faccia appello all’immaginazione.
Ogni apprendimento lascia una traccia profonda nella persona, adulta o bambina che sia: una traccia che si conserva nella memoria e si intreccia con le abilità cognitive, il sentire, il temperamento e le inclinazioni individuali.
Se osserviamo gli alfabetieri murali comunemente in uso e i metodi di insegnamento più diffusi, possiamo chiederci: che cosa associa il bambino alla forma del segno grafico che sta apprendendo?
La mela per la emme? La fata per la effe?
In questi casi il legame è esclusivamente fonetico e risulta piuttosto debole: l’associazione mentale non è facilmente ripercorribile dal punto di vista intuitivo o immaginativo.


I limiti dei metodi tradizionali
L'approccio fono-visivo
Il metodo fono-visuale propone un’impostazione differente.
Ogni consonante viene presentata come derivante dalla forma di una parola-immagine che le assomiglia visivamente: la Falce per la effe, la Montagna per la emme.
Non è centrale la rispondenza etimologica o storica tra segno e suono, quanto la possibilità di colmare il vuoto di astrattezza presente nei metodi che prescindono dall’immaginazione. In questo modo, al bambino viene offerta la possibilità di operare connessioni intuitive e autonome tra il segno grafico, l’immagine mentale e la parola, a partire dall’iniziale della parola stessa.